Violenze delle forze armate USA: LETTERA APERTA

L’ultimo caso di stupro perpetrato da parà statunitensi ai danni di una donna incinta ha provocato indignazione in molte donne e uomini di Vicenza: si tratta dell’ennesimo episodio di una violenza che costituisce la forma più brutale e purtroppo diffusa della riduzione a oggetto delle donne, e ne sono responsabili militari appartenenti a un esercito che si autodefinisce difensore della democrazia nel mondo. In realtà sono documentati anche nella nostra città molti episodi che li vedono protagonisti di risse e atti di violenza. Uno dei militari in questione risulta indagato per un altro stupro commesso ai danni di una minorenne. Sono state messe in evidenza le condizioni traumatiche a cui sono esposti i parà inviati nelle zone di guerra, ma questo non può costituire una giustificazione, né un’attenuante dei loro comportamenti, semmai fa riflettere sui rischi ai quali vengono esposte le persone con cui convivono o che avvicinano, siano civili o altri militari. Per quanto riguarda la posizione dei civili, poi, sappiamo che l’appartenenza all’esercito statunitense comporta la facoltà che i militari possano essere giudicati in patria per i reati commessi ai danni del Paese che li ospita, quindi la popolazione italiana risulta giuridicamente meno tutelata in caso di controversie, come dimostra una lunga serie di episodi, di cui la strage del Cernis è la più nota.

Per questo esprimiamo soddisfazione per la fermezza con cui l’amministrazione ha chiesto che i due militari rispondano in Italia delle imputazioni che sono state fatte loro e ringraziamo il sindaco per aver interpretato e rappresentato la posizione di tanta parte della comunità vicentina.

Le basi militari costituiscono un mondo a parte, del quale noi non conosciamo se non quanto possiamo rilevare all’esterno. Ma non appena cerchiamo di andare oltre le immagini fornite dalla propaganda troviamo degli elementi inquietanti: gli abusi all’interno delle forze armate americane sono un fenomeno non solo diffuso, ma in grande aumento. In un articolo del 21 febbraio 2013, intitolato “L’infinito scandalo degli stupri nell’esercito USA” Federica Sasso scrive che secondo il Dipartimento delle Difesa statunitense nel 2011 le denunce dei casi di donne militari che hanno subito violenza da parte dei loro commilitoni sono 3.192 e questo numero costituisce solo la punta di un iceberg immenso, perché, sempre secondo il Dipartimento, l’86% delle vittime sceglie il silenzio. Nel medesimo articolo si riportano i dati emersi da un sondaggio compiuto dal Pentagono: nel 2010 il numero delle aggressioni è stato 19.000: in proporzione la maggior parte delle vittime sono donne, ma in numeri assoluti i più colpiti sono uomini. Il documentario “The invisible war” di Kirby Dick mostra una realtà di angherie e soprusi difficilmente immaginabili; ma non sono impressionanti soltanto i numeri e le caratteristiche odiose dell’ordinaria violenza: è la cultura dell’impunità a rappresentare il cuore del problema. Marina, Aviazione, Esercito statunitensi, ogni corpo ha avuto il suo scandalo, ma la tendenza è quella di isolare chi denuncia, scoraggiare a procedere e a insabbiare. Coloro che a Washington hanno cominciato a sollevare il problema, per esempio la senatrice Kirster Gillibrand, hanno dichiarato che “ideale sarebbe istituire veri e propri uffici penali per sottrarre la gestione dei casi alla catena dei comandi militari”. È probabile che la situazione denunciata dalla senatrice non sia molto diversa da quella in cui versano i reparti di militari americani stanza in Italia e nel mondo; tant’è che a Vicenza esiste il gruppo SHARP (sexual harassment /assault response & prevention); ma c’è da interrogarsi sulla sua efficacia, dal momento che uno dei due militari che hanno agito la violenza è ricaduto nello stesso reato nel giro di pochi mesi. Noi donne dell’associazione femminileplurale proponiamo di parlarne. Rivolgiamo la proposta all’amministrazione di Vicenza, al Comando dell’US Army Africa/SETAF, alle donne e agli uomini che, all’interno della base e fuori, vogliono aprire un confronto su questo problema: riteniamo che vada affrontato e che riguardi, da posizioni differenti ma altrettanto importanti, loro e noi.

Antonella Cunico

associazione femminileplurale

donne@femminileplurale.net

STAY HUMAN: STOP BOMBING GAZA

Vicenza 15 luglio 2014

Anche Vicenza manifesta

Facciamo nostre le parole di Gino Strada che ha così commentato questa tragica situazione:

A 8 giorni dall’inizio dell’operazione “Confine protettivo”, sono 194 i morti, più di mille e quattrocento i feriti. I bombardamenti non hanno risparmiato le scuole, gli orfanotrofi, le moschee e nemmeno gli ospedali che sono diventati un obiettivo degli attacchi.
Oltre 20 mila persone hanno lasciato le loro case in fuga dalla minaccia di un massacro che conoscono bene.
La guerra è iniziata 66 anni fa, e ancora continua: la violenza genera altra violenza, una nuova guerra evidentemente non è la soluzione al conflitto israelo-palestinese.

Lo vediamo tutti i giorni nei nostri ospedali, da vent’anni: la guerra non è mai la soluzione.
A Gaza, come a Kabul, come a Bangui, come a Baghdad, la guerra è sempre e solo sopraffazione di altri esseri umani.
A entrambe le parti chiediamo il cessate il fuoco immediato per la salvezza delle popolazioni civili e alla comunità internazionale di lavorare a un processo di pace che garantisca il rispetto dei diritti umani per israeliani e palestinesi.
Possiamo ancora decidere di rinunciare alla guerra: solo il rispetto e la pratica dei diritti possono fermare la deriva di violenza che stiamo vivendo.

TINA MONTINARO, la forza, il coraggio la testimonianza – Vicenza mercoledì 21 maggio

#BringBackOurGirls

femminileplurale aderisce all’appello di Malala “bring back our girls” che chiede al governo della Nigeria di agire subito, con provvedimenti concreti, per liberare le ragazze rapite dagli jihadisti di Boko Haram. Sosteniamo il diritto a una libera esistenza e il diritto allo studio delle bambine, delle ragazze e delle donne di tutto il mondo.

Mobilitiamoci per un intervento immediato in favore delle sorelle nigeriane, sosteniamo la campagna internazionale lanciata su Twitter da Malala Yousafzai, la ragazza pakistana aggredita dai talebani per aver condotto una battaglia a favore dell’istruzione femminile

#BringBackOurGirls

 

 

 

#BringBackOurGirls

 

giovedì 24 aprile a Vicenza ANNAROSA BUTTARELLI presenta il suo libro “SOVRANE”

 

sabato 22 marzo 2014, a Vicenza, incontro con LIDIA MENAPACE e MONICA LANFRANCO

 

LA COSTITUZIONE DA ATTUARE

Vicenza, 22 novembre 2013 – Incontro con Monica Lanfranco

5 novembre 2013 a Vicenza “Il complesso di Penelope” le donne e il potere in Italia

 

PAESTUM 2013 , CI SIAMO ANCHE NOI

 

LA RIVOLUZIONE NECESSARIA. LA SFIDA FEMMINISTA NEL CUORE DELLA POLITICA

Libere davvero. Libertà è poter essere, poter scegliere, poter desiderare. È una pulsione naturale, un bisogno palpabile, una lotta irrinunciabile. Voglia di libertà è quello sguardo sul mondo che rivendica un diverso stato delle cose. Spazi, relazioni, persone, potere, conflitti possono essere ripensati, anzi sovvertiti ed è proprio il femminismo quella brezza che ci trasporta verso altri luoghi, altri immaginari.

La libertà delle donne è oggi pericolosamente messa in discussione, in ogni ambito della vita, dal tentativo di negare conquiste che sembravano consolidate al manifestarsi di nuove forme di dominio. Il presupposto per dirsi davvero libere è in primis l’aver accesso ai mezzi per condurre una vita dignitosa. Quella di cui stiamo parlando è un’emergenza: le condizioni materiali di vita sempre più precarie, i tagli ai servizi pubblici essenziali, non solo ci condannano ad un’esistenza parziale, una “sopravvivenza”, ma ci rendono anche costantemente ricattabili.

Il femminismo, oggi come ieri, è una lotta di libertà, un desiderio di rivoluzione. Paestum 2013 nasce quindi da un’urgenza, l’urgenza di incontrarsi, proporre alternative, l’urgenza di trovare una strada che ci permetta di essere libere, o almeno che ci offra la possibilità di provarci. Si tratta di riattualizzare le pratiche politiche che, storicamente, appartengono al femminismo: il partire da sé come modo di guardare al mondo e alle relazioni. Ma si tratta anche di immaginare nuovi modi, nuove possibilità.

Se la libertà si dà essenzialmente nella relazione e non è mai, come vorrebbe il liberalismo, una condizione del singolo, inteso come atomo separato, è anche nella relazione che si possono immaginare nuove pratiche.

La creatività politica come pratica collettiva è qualcosa che appartiene al femminismo.

Paestum 2012

Nel 2012 ha avuto luogo a Paestum l’incontro nazionale Primum Vivere. È stata vissuta così un’esperienza epocale: 1000 donne si sono incontrate e hanno ripreso, insieme, le fila di un discorso il cui livello nazionale era stato interrotto quasi quarant’anni prima. Da quell’esperienza si sono irradiate nuove energie per tutte le donne che vi hanno partecipato, e non solo. Questo è il punto di partenza per rinnovare l’esperienza di quell’incontro. Facendo un passo in più. Dando come acquisito il lavoro svolto l’anno passato, ora si tratta di alzare la posta in gioco.

Perché incontrarsi di nuovo?

Sappiamo per esperienza che le donne, attraverso la conquista costante della propria liberazione, hanno rifiutato “la Donna”, la riduzione e astrazione di sé stesse in un gruppo omogeneo. Con questa consapevolezza della pluralità guardiamo ai percorsi politici che le donne intraprendono, assumendo le proprie differenze come un dato positivo, in grado di dare di una spinta vitale e propulsiva che nessuna unificazione potrebbe dare. Ma sappiamo anche che la pluralità, se non sostenuta da un confronto autentico, rischia di sfumare in dispersione e frammentazione, in specificità che portano all’isolamento – concettuale, e dunque politico – delle tante questioni aperte. L’invito a Paestum vuole andare in questa direzione: desiderare di incontrarci di persona significa anzitutto assumere la pluralità come presupposto di percorsi comuni, che non snaturino le nostre differenze ma, al contrario, la arricchiscano. Non una dinamica fusionale di assimilazione, bensì l’incontro nel rispetto reciproco dei percorsi differenti. In questo senso invitiamo a partecipare singole, gruppi, associazioni: l’invito a Paestum 2013 vuole essere nello spirito dell’apertura e del riconoscimento reciproco, per riprendere a tessere la politica delle donne nella mutua consapevolezza dell’esistenza dell’altra.

Un incontro aperto

Paestum 2013 vuole essere un incontro in cui ogni donna si senta libera di partecipare, di esprimersi, di dare il suo contributo nella prospettiva, eminentemente politica, di produrre un cambiamento: essere lei stessa, lei nella relazione con l’altra e le altre, il motore di quel cambiamento. Il primo sforzo che intendiamo compiere è quindi quello di rendere questo incontro il più aperto possibile. Vorremmo infatti che fossero presenti tutte quelle singole, gruppi, associazioni che se anche non riconducibili in maniera diretta al femminismo come punto di vista teorico, nondimeno siano nate sul solco di quella tradizione, prodotto concreto di quelle lotte e di quelle idee. Pensiamo a tutte coloro che si dedicano alla libertà femminile e lo fanno nella pratica quotidiana: chi, a vario titolo, si occupa di sessualità, violenza e discriminazioni è invitata ad essere presente a Paestum per condividere la propria esperienza. Ma pensiamo anche quelle ragazze più giovani che di femminismo hanno forse solo sentito parlare, ma che ugualmente vivono il peso di un patriarcato che cade nella violenza, nei “delitti d’onore” mascherati da passione, ritorna nella dipendenza economica dagli altri, ma anche solo nell’impossibilità di seguire la propria strada, di perseguire la propria libertà.

Come incontrarsi

Acquisendo Paestum 2012 come punto di partenza, proponiamo per l’incontro di quest’anno una focalizzazione diversificata sulle questioni aperte e urgenti. La mattina di sabato 5 ottobre sarà dedicata a un’assemblea plenaria di apertura, mentre la mattina di domenica 6 ottobre a una plenaria conclusiva. Nel pomeriggio di sabato proponiamo di dividere il lavoro in Laboratori dedicati a temi specifici. Paestum è aperta! all’iniziativa e al contributo di tutte. Quella che segue perciò è una lista di temi suscettibile di modifiche in base agli interessi che via via emergeranno e saranno proposti. La struttura del lavoro nei Laboratori rimarrà, così come in plenaria, orizzontale e volta alla maggiore partecipazione e condivisione possibili.

1. Corpi femminili e godimento

2. Cura di sé, delle relazioni, del mondo

3. Salute delle donne e aborto

4. Maternità e non maternità

5. Nuovi diritti e nuovi rovesci

6. Violenza, femminicidio

7. Tratta

8. Sex work

9. Reinventare il lavoro e l’economia

10. Tra donne, senza frontiere: donne migranti e seconde generazioni

11. La costruzione dell’immagine delle donne nei media

12. Pedagogia della differenza

13. Autogoverno come pratica politica

14. Sessualità e autodeterminazione

Una sfida di economia condivisa

Infine, in vista di questo incontro nazionale, vogliamo proporre a tutte una pratica di condivisione dell’economia, e riappropriarci di questa parola – oggi carica solo di significati negativi – in quanto nostra esperienza di comunità. Ci preoccupa infatti che i costi necessari per raggiungere e alloggiare a Paestum possano scoraggiare, o addirittura impedire ad alcune donne di partecipare. In questo incontro vorremmo quindi proporre un esempio di economia del dono, che rinsaldi le relazioni di fiducia tra noi e che sia effettiva pratica di cooperazione. Ci rivolgiamo a tutte le interessate all’incontro, e anche a chi desidera che esso si possa attuare il più ampiamente possibile, al di là della propria personale partecipazione. Per far esistere Paestum 2013 è costituito il Fondo “Paestum: economia delle relazioni tra donne”: con gli introiti saranno ridotti i costi di partecipazione per chi ne farà richiesta. Vogliamo proporre questa come una pratica che si oppone alle logiche patriarcali del profitto e della competizione, e dare vita a un esempio virtuoso di cura delle relazioni.

Anna Maria Bava, Barbara Cassinari, Chiara Melloni, Elena Marelli, Elisa Costanzo, Gabriella Paolucci, Giulia Druetta, Ilaria Durigon, Laura Capuzzo, Laura Colombo, Maria Bellelli, Nadia Albertoni, Rosalba Sorrentino, Sabina Izzo, Sara Gandini, Silvia Landi, Stefania Tarantino, Tristana Dini, Valeria Fanar